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INERBIO

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In Veneto una nuova filiera trasforma superfici degradate in ecosistemi ricchi di biodiversità

Parte in Veneto IN.E.R.BIO, il progetto che mette in rete aziende agricole, ricerca e settore pubblico per il recupero di un modello di inerbimento antico basato su biodiversità e specie autoctone. Al via le prime sperimentazioni a Recoaro Terme, Valbrenta e nel comprensorio sciistisco Le Melette.

In Veneto prende il via IN.E.R.BIO – INerbimenti per Ecosistemi Resilienti e BIOdiversi, un progetto innovativo che punta a trasformare i prati naturali e seminaturali in una risorsa strategica per la rigenerazione ambientale, creando al tempo stesso una nuova filiera economica.

La sperimentazione si svilupperà nella provincia di Vicenza, coinvolgendo territori di pianura, collina e montagna. Il progetto, coordinato da Landes Srl, si fonda su un partenariato multidisciplinare che integra competenze scientifiche, agronomiche e operative.

La guida scientifica è affidata al Dipartimento DAFNAE dell’Università di Padova, in collaborazione con Agridinamica Srl, centro specializzato in sperimentazione agronomica.Sul fronte territoriale partecipano l’Unione Montana “Spettabile Reggenza dei Sette Comuni”, Vi.Abilità e l’Associazione Regionale Albo dei Cavatori del Veneto, mentre la componente agricola è rappresentata dalle aziende Elena ed Eligio Bertacco di Marostica (VI) e Loris Cortese di Schiavon (VI), che gestiscono rispettivamente Malga Valleranetta e Frolla Seconda sull’Altopiano di Asiago.

L’obiettivo del progetto è valorizzare le praterie semi-naturali come fonte di specie autoctone, da utilizzare per realizzare inerbimenti ad alta biodiversità in contesti dove si manifesta la necessità di un ripristino ambientale di superfici degradate, come scarpate stradali, aree industriali, cave, frane e nuove urbanizzazioni. 

“Oggi - spiega Marco Grendele di Landes - il mercato degli inerbimenti si basa prevalentemente su sementi standardizzate, composte da poche specie geneticamente selezionate per attecchire e crescere rapidamente. Il risultato è la realizzazione di aree verdi uniformi ma povere dal punto di vista floristico e impattanti nei confronti della biodiversità. Il progetto IN.E.R.BIO introduce un cambio di paradigma: utilizzare miscugli naturali, ricchi di biodiversità e composti da specie autoctone, capaci di ricreare ecosistemi dall’alto valore ecologico e paesaggistico, grazie alle sfumature di diverso colore date dalle varie fioriture". 

Un verde, quindi, non solo estetico ma realmente in grado di favorire la presenza di insetti impollinatori, migliorare la qualità del suolo e del foraggio e aumentare la capacità di adattamento dei territori. Le attività del progetto spaziano dalla mappatura delle praterie alla sperimentazione delle tecniche di raccolta e inerbimento, fino alla definizione di un modello economico di domanda e offerta e di strategie di mercato replicabili anche in altri territori.

“Il progetto - aggiunge Michele Scotton, Professore del Dipartimento DAFNAE, Università di Padova - dà vita a una filiera completamente nuova, quella delle praterie da seme ad alta biodiversità. Gli agricoltori diventano protagonisti producendo un materiale innovativo – fieno, erba verde e fiorume ricchi di semi – che può essere utilizzato anche come “pacciamatura attiva” per il rinverdimento. Un prodotto che unisce valore ambientale ed economico, creando un collegamento diretto tra chi produce e chi deve realizzare interventi di inerbimento”. 

“Il progetto - aggiunge Davide Crestani di Agridinamica - vuole coniugare biodiversità, innovazione e redditività, costruendo soluzioni che mettono al centro il territorio e chi lo vive ogni giorno. Attraverso questo progetto il lavoro agricolo viene riconosciuto anche per il suo valore ecosistemico, oltre che produttivo. Le aziende agricole saranno coinvolte nelle fasi di raccolta, sperimentazione e validazione delle tecniche, contribuendo in modo diretto allo sviluppo del sistema. Il loro ruolo è strategico anche per la gestione sostenibile delle praterie, soprattutto in aree marginali dove il rischio di abbandono è elevato”. 

Dai prati nasce così anche una nuova opportunità di reddito e diversificazione per il settore agricolo. Il progetto rappresenta un passo concreto verso un modello di sviluppo più sostenibile, in cui la gestione del verde diventa parte integrante delle politiche ambientali ed economiche. 

Le prime sperimentazioni partiranno a breve in tre diverse zone della provincia vicentina. Si partirà con un intervento di ripristino di una strada con smottamento a Rocoaro Terme, successivamente con il completamento del ripristino di una ex cava nel comune di Valbrenta e, infine, con la sistemazione del cotico di una pista nell’area sciistica Le Melette a Gallio.